Ministeri a Monza: contestazione per smascherare una truffa
Mentre all’interno del cortile della Villa Reale va in scena l’inaugurazione dei ministeri-truffa voluti dalla Lega Nord a Pontida, nella strada davanti al cancello della reggia ha luogo uno spettacolo completamente diverso. Infatti, nei giorni precedenti al 23 Luglio, è stato lanciato un appello a tutti i cittadini per riunirsi a contestare le elités padane, per far sentire la voce di chi è contrario alla privatizzazione della Villa Reale e agli uffici-infopoint dei ministeri, per chi non sopporta le politiche demagogiche e populiste dell’amministrazione comunale, e per mettere in evidenza la situazione critica dell’Istituto d’Arte di Monza, in procinto di essere sfrattato dalla propria sede storica.
Sin dalle nove e mezza di mattina, cominciano a riunirsi davanti ai cancelli della Villa i cittadini e i gruppi venuti a contestare. Alle undici e mezza, orario dell’annunciata inaugurazione, si è in circa cento cinquanta persone, di ogni età e appartenenza politica. Il gruppo più consistente è composto da privati cittadini armati di tricolore, legati al PD, ma eguagliato in numero dagli studenti, genitori e professori dell’Istituto d’Arte e sostenitori del Comitato Villa Reale, che mostrano cartelli, manifesti e scritte sul corpo con pennarelli colorati. Il gruppo “Cambia Monza” ha portato alcuni grossi striscioni, e ci sono addirittura una decina di giovani dell’UDC. Più di tutti, come c’era da aspettarsi, sono i carabinieri, presenti in massa armati di scudi, caschi e manganelli, un po’ perplessi dal trovarsi a fronteggiare non facinorosi violenti ma signore e signori che non si fanno problemi a rimproverarli perché ignoranti della privatizzazione della Villa Reale.
La situazione, nonostante l’imponente dispiegamento di forze dei militari, è tranquilla: i manifestanti si sono messi nell’aiuola proprio di fronte ai cancelli della Villa, e scandiscono slogan contro i ministeri e la Lega. Vengono distribuiti volantini sull’ISA agli automobilisti in coda: alcuni fanno il tifo per i contestatori e sorridono, altri si limitano a insultare e a schiacciare sull’acceleratore per scappare più in fretta.
A un certo punto, il gruppo si sposta dalla propria aiuola per mettersi davanti ai cancelli della Villa, ma i carabinieri impediscono a tutti di attraversare la strada, anche ai passanti lì per caso che volevano andare verso il parco. I manifestanti, a questo punto, bloccano una corsia della strada, rallendando pesantemente il traffico e costringendo gli automobilisti a fare un giro più largo per girare a destra: i ragazzi dell’ISA si mettono a dirigere il traffico, fino a che, dopo venti minuti buoni, un vigile urbano arriva a fare il proprio lavoro.
L’unico momento di tensione è quando i manifestanti cercano di occupare un’altra corsia della strada, sedendosi per terra: alcuni carabinieri accorrono per spostarli, con un po’ troppo zelo, perché alcuni ragazzi si avvicinano a calmare gli animi. Un poliziotto, abbaiando rabbiosamente, dà un violento spintone a uno studente, e viene immediatamente subissato di insulti e fischi: il militare si ritira con la coda fra le gambe, viola come una melanzana.
La contestazione prosegue per tutta la tarda mattinata, con slogan, volantini e discussioni.
L’argomento principale sono i ministeri leghisti: un vero e proprio spot elettorale per i padani (tanto che all’inaugurazione sono ammessi solo persone munite d’invito e di fazzoletto verde in tasca: gli assessori comunali del PD, Civati e Bubba, pur avendo l’invito ma con sulle spalle il tricolore, non sono stati fatti entrare), che cercano in questo modo di rattoppare da una parte una politica nazionale asservita al governo e agli interessi di pochi, invisa alla stragrande maggioranza dei loro elettori, dall’altra un’amministrazione locale fallimentare, congelata dai propri giochetti di palazzo, incapace di proporre nulla di realmente innovativo per la città. I cosiddetti ministeri sono una farsa: tre stanze senza ancora né computer né telefoni, che dovrebbero ospitare alcuni uffici assolutamente simbolici.
La Villa Reale, ovviamente, è il secondo tema più importante della contestazione: tutti sanno dell’oscena manovra politica-economica che ha come centro proprio la reggia monzese, che prevede la cessione per oltre trent’anni ad aziende private dell’intero complesso, pagando un affitto misero e senza alcuna regolamentazione, in cambio di una “riqualificazione” dell’edificio. In sintesi, la Villa Reale viene “regalata” ai boss dell’economia lombarda, affinché essi ci facciano quello che vogliono: ristoranti di lusso, esercizi commerciali di gran classe, centri benessere per multimiliardari; la Villa è a disposizione della cittadinanza soltanto una decina di giorni all’anno.
L’Istituto d’Arte, con la propria sede storica proprio all’interno di alcuni spazi della Villa Reale, si trova al centro di questo cataclisma, e gli studenti presenti alla manifestazione ci tengono a ribadirlo: “Per far spazio ai privati, ci buttano fuori dalla nostra scuola! Il comune di Monza non ci protegge, anzi, ci osteggia!” dicono. Infatti, è notizia di poche settimane fa l’annuncio, tramite una perizia, dell’inagibilità di parte dell’ISA: invece di iniziare in fretta i lavori per riqualificare lo spazio (che ha problemi di stabilità sin dal 1998), il comune e la provincia stanno facendo pressioni affinché le aule vengano trasferite a Lissone. Questo, per gli studenti dell’Istituto d’Arte, è solo il primo passo verso lo sfratto definitivo della scuola, per la quale, per di più, non ci sono ancora progetti concreti su dove andrebbe trasferita. I ragazzi, tuttavia, sono determinati: “Noi, dalla Villa Reale, non vogliamo andarcene!”
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